Se c’è una festa in Sicilia capace di travolgere i cinque sensi e azzerare ogni distanza tra sacro e profano, quella è la Festa di San Calogero ad Agrigento. Non si tratta di una semplice processione, ma di un’esplosione di energia pura, antropologia e devozione viscerale che per otto giorni – dalla prima alla seconda domenica di luglio – trasforma il cuore della città dei templi.
Come diceva Andrea Camilleri, empedoclino DOC che al Santo dedicò pagine splendide, San Calogero è il santo “più popolare e popolano della Sicilia”.
Il “Santo Nero” che unisce il popolo
Calogero era un monaco eremita, giunto in Sicilia nel V-VI secolo. Nell’iconografia agrigentina è il “Santo Nero”, profondamente amato e sentito come uno di famiglia, un protettore vicino alle sofferenze degli ultimi.
La leggenda racconta che, durante un’epidemia di peste, il monaco girasse per le strade a raccogliere pane per i poveri. I cittadini, terrorizzati dal contagio, non gli aprivano la porta, ma gli lanciavano il pane direttamente dalle finestre e dai balconi per farlo allontanare in fretta. Da questo frammento di memoria nasce la tradizione più incredibile e spettacolare .
l lancio del pane e la “furia” dei portatori
Il cuore pulsante dei festeggiamenti si concentra nelle due domeniche di luglio. Al mattino, il ritmo ossessivo e arcaico dei tamburi sveglia la città, creando un’atmosfera quasi ipnotica.
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Il lancio delle pagnottelle: Al passaggio della pesante vara (il fercolo che sostiene la statua), i fedeli arroccati sui balconi del centro storico lanciano piccoli pani benedetti verso il Santo. Molti di questi pani hanno forme di arti o organi umani, modellati come ex-voto per ringraziare di una guarigione.
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L’abbraccio dei devoti: La statua viene letteralmente assalita dai portatori a piedi nudi e dai fedeli, che si arrampicano sul fercolo per baciare il simulacro, toccarlo e “asciugargli il sudore” con fazzoletti bianchi, in un rito collettivo di ringraziamento e richiesta di grazie.
Curiosità: Molti fedeli scelgono di adempiere al proprio voto camminando a piedi nudi dalle loro case fino al Santuario, mentre i bambini vengono vestiti con piccole tuniche bianche e cinture di corda (le “vestine”), simbolo di protezione e promessa.
Il programma dei festeggiamenti in sintesi
L’Ottavario si sviluppa lungo una settimana ricca di appuntamenti intensi: